Lo conosci tu
Il profumo dell’acqua?
Mentre lo annuso
Mi rimane sulla bocca
Un un sole enorme
Pieno di succo aspro
Come un arancia
E se ci passo la lingua
Per poco
Ci trovo un fiore bianco
Di gelsomino bagnato
Su cui la pioggia d’estate
Ha posato una goccia.
Ed in quella goccia 
C’è il sapore di tutte le notti
Calde d’amore e passione
Di tramonti rosa e azzurro
E di tutte le gocce 
Che non vediamo 
Già scivolate in silenzio 
sull’erba secca di un prato.
E il gusto dolce pungente
Di tutte le ore ed i giorni
Che vivremo con lentezza,
E fame di semplicità.

È una storia di mare, un libro che avrei voluto scrivere tante di quelle volte che non avete idea, sono delle fotografie che avevo nascosto in una borsa vecchia piena di sabbia.
È racconto fatto di personaggi semplici, di volti schietti, di sensazioni materiali. 
Di mani stanche, di sorrisi enormi, di salvagenti sgonfi e di macchine parcheggiate male. 
È il rapporto degli uomini con questa enorme distesa d’acqua, in cui lasciamo pensieri e idee lente ad annegare, amori improvvisi, ricordi antichi, passioni feroci.
Tutto questo non nelle giornate di sole, 
non nelle Domeniche, quando tutto scorre ovattato, quando la musica è assordante e l’acqua densa di olio e creme solari.
Bensì un attimo prima della partenza, un attimo prima dei tramonti, un istante prima della pioggia, quando il cielo si fa nero e ci dimentichiamo di essere qui. 
Quel momento eterno che scorre un secondo prima di perdere qualcosa, di salutare qualcuno, di partire ancora.
Quando le parole diventano vere e i sorrisi larghi si trasformano rapidi in pensieri e sensazioni. 
Quando noi siamo semplicemente noi di fronte al mare, e lui è soltanto il mare, 
creatura maestosa, meraviglioso amante. 
Il mare che come sempre scorre e scorre e passa e continuerà a farlo perchè altro non puó fare, così come noi, 
che ci rimettiamo in viaggio e viviamo, 
ancora una volta.

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