Viviamo dentro i luoghi, e i luoghi in qualche maniera, vivono in noi.

Li guardiamo quei luoghi, li mastichiamo, li amiamo e li accarezziamo ogni giorno, senza neanche volerlo, e ci lasciamo briciole di cuore sparse per terra quasi a voler ritrovare la strada per tornare a casa, quel giorno strano e senza sole che succederà di perderla, per qualche strano motivo e per qualche dannata coincidenza.
È un equilibrio sottile, che fino a che non ci fai caso funziona bene, benissimo, è un ordine silenzioso tessuto di seta, intrecciato di mille piccoli fili colorati e tesi, che regge il vento, e la pioggia e il freddo di una notte scura e senza sonno.
Ma dentro di noi lo sappiamo bene, che capiterà quel giorno, quel momento in cui lo troveremo per sbaglio quel buco nella maglia, che passeremo distratti poche dita sottili e ruvide, e lo sentiremo allargarsi, secondo dopo secondo, mentre un tempo distratto là fuori, sorriderà come sempre alle foglie stanche che si muovono nel vento, e i campanili suoneranno lo stesso e ricorderanno le ore comunque, e i minuti ed i giorni, ammassati come tufo su tufo, come roccia su roccia.
Succederà quel giorno, che la strada per tornare ci chiederemo dov’è, e quelle briciole e quei pezzi di anima sparsi saranno confusi dal vento e da pensieri che soffiano in aria onde altissime come palazzi. 
Capiterà senza fare neanche troppo rumore.

Che cos’è la vita se non un immenso volo a braccia spiegate, sopra il tempo e tutte le cose, sopra i vecchi campanili ricoperti della luce ambrata del pomeriggio e di giorni polverosi, sopra briciole e momenti e volti e sopra un enorme immenso mare blu e nero, come una notte che ora si fa dolce e serena finalmente. 
Non ci sono più onde.

Capiterà questo, e la strada per tornare a casa ci accorgeremo per sbaglio che ora è proprio lì, davanti ai nostri piedi e ci inciamperemo magari distratti sorridendo come bambini e sarà bello capire, 
che questi sono sempre e comunque i luoghi che amiamo, e non abbiamo mai smesso di accarezzare, masticare, stringere e custodire come fossero la cosa più bella, 
e che nient’altro potremmo mai fare.

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